Si potrebbe anche chiamare "Elogio del caffè (amaro)"...

Dopo il suo "Elogio degli ebook", piccolo saggio (anche se non lo è tecnicamente, e comunque non è solo un saggio) dove in effetti già si intuiva la vena affabulatoria, la grande umanità espressiva di Sandrini, questo suo primo romanzo potrebbe anche chiamarsi “Elogio del caffè (amaro)” perché il caffè (inteso come bevanda e come locale) è indubbiamente il liquido amniotico dove galleggiano i personaggi, le loro vicende, le loro intuizioni esistenziali, le loro passioni.
Al centro di tutto sta il caffè, che per gli illuministi era il simbolo della ragione, e qui, con un gioco di parole, potrebbe essere il simbolo dell’illuminazione interiore, della sveglia che suona un’ora diversa da quella a cui ci eravamo risvegliati fino a poco prima.
Forse, come è capitato a me, dopo aver letto “Tanto tantra” avrete un rapporto diverso con la calda bevanda scura: un rapporto probabilmente più intimo, sicuramente meno superficiale.
E non solo con il caffè.

Marco Dominici, blog "Dei libri passati presenti e futuri"



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